Il prodotto scalare tra due vettori è dato dal modulo del primo per la componente del secondo lungo il primo (proiezione), ma siccome è una forma bilineare simmetrica, vale anche l’inverso, cioè la proiezione del primo sul secondo. ![]()

Il prodotto scalare combina due vettori in una grandezza scalare, il che fa immediatamente capire che la ricchezza della loro informazione spaziale viene persa.
Infatti, se rappresentiamo due vettori
e
, e la proiezione di
su
, ci accorgiamo che possiamo individuare infiniti vettori di lunghezza e direzione diversa, che lasciano invariata la proiezione.
Estendendo il ragionamento in tre dimensioni, ci accorgiamo che il luogo dei vettori con proiezione data su
è un piano perpendicolare ad
e passante per l’estremo della proiezione di un qualsiasi vettore su
.

Dal punto di vista algebrico, il calcolo del prodotto scalare è semplice: si tratta della somma dei prodotti delle componenti omonime:![]()
Il prodotto scalare, insomma, cattura una sola faccia della relazione tra due vettori: quanto sono allineati. Resta fuori tutto il resto — il piano che li contiene, l’orientazione, l’area che individuano. Non sorprende, allora, che la fisica abbia dovuto introdurre un secondo prodotto per recuperare quell’informazione: il prodotto vettoriale (di cui vedremo a sua volta i limiti). L’algebra geometrica farà di meglio, riunendo le due metà in un’unica operazione invertibile: il prodotto geometrico.